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1.1 Generalità

1.1.1 Come nasce la citofonia
La citofonia, concepita in Italia verso i primi anni ’60, poneva le basi per un miglioramento della qualità della vita nelle abitazioni. Fino a quel momento, le chiamate da parte di chi arrivava alla porta di casa, si effettuavano con pulsantiere molto semplici ed un campanello all’interno dell’abitazione stessa; il proprietario era costretto ad aprire la porta per poter verificare l’identità di chi gli faceva visita.

Con l’avvento dell’elettronica, è stato  quindi possibile inserire all’interno delle pulsantiere degli appositi gruppi fonici, costituiti da microfono ed altoparlante, ed all’interno dell’abitazione dei derivati citofonici, con i quali poter effettuare una conversazione con il posto esterno.


Le dimensioni dei componenti elettronici dell’epoca, obbligarono i primi costruttori a  realizzare derivati interni piuttosto ingombranti, a viva-voce o parlo-ascolto, collocati in apposite scatole incasso a muro. Le chiamate dal posto esterno venivano effettuate verso un cicalino elettromeccanico collocato nei derivati interni citofonici.
L’implementazione successiva, a livello funzionale, fu quella del comando per l’elettroserratura, utile al fine di agevolare l’accesso, soprattutto negli stabili condominiali.

 

In ultimo, la richiesta di avere un derivato citofonico in più stanze dell’abitazione, consentì lo sviluppo di un’ulteriore funzione, ovvero l’intercomunicazione. Ancora oggi, a distanza di decenni, le esigenze funzionali di base di un impianto citofonico sono le stesse di quelle da cui partì il progetto.

 

1.1.2 Come nasce la videocitofonia 

Negli anni ’80, con l’avvento di telecamere di dimensioni “ridotte” e di costo contenuto, la logica implementazione degli impianti citofonici, ferme rimanendo le funzioni sopraccitate, portò all’inserimento in targa anche della telecamera stessa, ed alla realizzazione di derivati interni videocitofonici, all’inizio anche questi viva-voce o parlo-ascolto, con ulteriore miglioramento della qualità delle vita, soprattutto in ambito di sicurezza, con la possibilità di identificare correttamente il chiamante anche in condizioni di audio disturbato.

 

1.1.3 L'impianto monofamiliare 

E’ l’impianto tipico dell’abitazione singola (villetta). La chiamata effettuata dal posto esterno, che può pervenire su un ronzatore o cicalino elettromeccanico (chiamata elettromeccanica) oppure su un altoparlante (chiamata elettronica), attiva il derivato interno; sollevando la cornetta o premendo il tasto viva-voce, si attiva la comunicazione con il posto esterno, al termine della quale si può comandare l’elettroserratura; ovviamente se il derivato è un monitor videocitofonico, oltre al servizio fonia sarà possibile la visione dell’immagine a monitor.

 

In taluni tipi d’impianto, la conversazione è temporizzata, ed i tempi possono essere fissi o regolabili tramite potenziometro, solitamente posto nell’alimentatore base. Trascorso il tempo di conversazione, l’impianto si spegnerà. Tramite relè accessori, è possibile comandare servizi ausiliari, ad esempio cancello elettrico, luce giardino , ecc., ed allo scopo i  derivati interni dispongono di  uno o più pulsanti ausiliari (l’elettroserratura è di serie). La filatura, per default espressa verso il derivato interno, di solito varia da 3 a 5 conduttori comuni più un conduttore di chiamata.

 

Per quanto concerne gli impianti videocitofonici, ai conduttori sopraccitati dovranno essere derivati da 1 a 3 ulteriori conduttori comuni. Tali differenze di conduttori sono dovute al tipo di gestione delle funzioni impiantistiche utilizzate dalle varie Aziende.

La trasmissione del segnale video, a seconda dei sistemi proposti dalle varie Aziende, può essere effettuata su cavo coassiale tipo RG/59 di impedenza 75 ohms, oppure su doppino twistato di sezione 0,28 mmq, oppure ancora su normale conduttore da 1 mmq.

 

figura 1a - 2a

 

 

1.1.4 L’impianto citofonico plurifamiliare

Le funzioni sono le stesse dell’impianto monofamiliare, con la differenza che nel plurifamiliare ai 3 o 5 conduttori comuni si sommano gli “n” conduttori di chiamata (definiti anche “ritorni”) ove “n” si riferisce ovviamente alla quantità di appartamenti presenti nel fabbricato.

Per  evitare ascolti indesiderati della conversazione da parte di derivati non chiamati, in questo tipo di impianti si consiglia abitualmente il segreto di conversazione, ottenibile con appositi accessori da inserire nel derivato, che ne impediscono l’attivazione dei servizi fonici se non chiamato. Tale servizio è comunque di serie per quanto concerne il monitor videocitofonico.

1.1.5 L'impianto pluringresso
Si definiscono impianti pluringresso quelli ove uno stabile, sia esso villetta o condominiale, abbia più accessi ognuno con posto esterno, e di conseguenza ognuno con propria elettroserratura.

Tali impianti si realizzano derivando gli ingressi tramite appositi selettori, che hanno il compito di commutare i comandi fonia ed elettroserratura solo verso l’ingresso da cui proviene la chiamata, inibendo il funzionamento verso tutti gli altri posti esterni e ponendoli nello stato di occupato, fino allo scadere del tempo di conversazione dell’impianto. Ciò al fine di garantire il segreto di conversazione dal posto esterno chiamante verso il derivato interno chiamato.

figura 3a

1.1.6 L’impianto residenziale
Sono impianti più complessi, costituiti da una serie di abitazioni singole o condominiali indipendenti l’una dall’altra, ognuna con proprio posto esterno, detto “secondario”, ma aventi uno o più accessi comuni, detti “principali”, dal  quale poter chiamare tutti i derivati interni di tutti gli stabili.

Risulta evidente che, qualora l’impianto fosse realizzato alla stregua di un impianto pluringresso, in presenza di una chiamata da un posto esterno qualsiasi verso un derivato qualsiasi, tutti gli altri posti esterni sarebbero costretti ad attendere la fine della conversazione in corso.
Questa sarebbe una grossa limitazione impiantistica, perché non permetterebbe l’indipendenza degli stabili fra loro, caratteristica peculiare di ogni impianto di questo tipo.

Sempre partendo dai selettori d’ingresso, ma modificando la configurazione impiantistica come da figura sotto, e di conseguenza il cablaggio, tale servizio può essere possibile in quanto la commutazione verso l’ingresso principale avviene solo dal selettore posto nell’abitazione chiamata, non dai selettori posti nelle altre abitazioni. In tal modo è possibile la conversazione in contemporanea da ognuno dei posti esterni delle abitazioni verso i propri  derivati, con conseguente indipendenza degli stessi.

figura 4a

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1.1 Generalità
1.2 Struttura di un impianto citofonico analogico
1.3 Gruppo di alimentazione
1.4 Derivati interni
1.5 Struttura di un impianto videocitofonico analogico
1.6 Gruppo di Alimentazione
1.7 Distribuzione video
1.8 Derivati interni
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